La percezione del sonno nella storia

Sin da tempi antichissimi i nostri antenati avevano compreso quanto il sonno fosse importante nella loro vita. Infatti gli antichi greci pregavano Ipnos (nella foto qui a fianco), i Celti Caer Ibormeitgh mentre in estremo oriente per Shiva o Baku! Gli antichi veneravano i protettori della sfera onirica per assicurarsi benessere fisico e psicologico. Oggi come allora, alla conoscenza empirica dei nostri avi si aggiunge la documentata ricerca scientifica, che mette in luce non soltanto l’importanza del riposo per la nostra salute, ma anche le tante conseguenze dell’insonnia in ogni aspetto della vita.

Secondo la NSF (National Sleep Foundation), un secolo fa soltanto il 2% degli uomini dormiva meno di 6 ore a notte. Oggi questa percentuale è cresciuta al 30%, un vero e proprio fattore di rischio per la salute e per il benessere sociale.

Negli ultimi 100 anni sono stati condotti molti studi scientifici per capire quanto tempo potesse passare un individuo senza addormentarsi. Nel 1965, il volontario di uno studio eseguito dallo psichiatra J. Christian Gillian dell’Università della California ci riuscì per ben 11 giorni, andando però ad alterare sensibilmente le sue funzioni biologiche e psichiche: allucinazioni, perdita della memoria e un vero e proprio tracollo fisico furono le più evidenti conseguenze di questo esperimento ai limiti del sadismo.

Il sonno è una funzione fisiologica

In media un essere umano passa quasi un terzo della propria vita a dormire: il sonno è una funzione fisiologica necessaria che può essere assimilabile al nutrirsi, al bere e al respirare, anche se nella nostra frenetica società contemporanea dormire poco sembra essere quasi una virtù dei forti e dei vincenti. Questa moderna credenza purtroppo incarna quanto di più sbagliato, perché il sonno facilita il recupero e il ripristino delle corrette funzionalità corporee e mentali, mentre una ridotta quantità e qualità di riposo notturno è associata a scarse prestazioni fisiche e cognitive.

Lo stakanovismo esasperato, il doversi mostrare sempre ricchi di energie e mai stanchi, ma anche l’enorme pressione sociale che sentiamo sulle nostre spalle e la mole immensa di lavoro che ci viene affidata fanno sì che ad essere sacrificato sia quasi sempre il tempo da destinare al sonno, troppo spesso concepito come sacrificabile e quasi come “una perdita di ore preziose”.

Il sonno svolge diverse funzioni nel nostro organismo, tra queste le più rilevanti sono:

  • la regolazione dell’apprendimento e della memoria, 
  • il recupero fisico,
  • il controllo delle emozioni,
  • la produzione di ormoni,
  • facilitare i processi della memoria.

Le fasi del sonno

Il sonno è in continuo cambiamento durante la notte, infatti, a livello scientifico, viene suddiviso in:  

  • Fase NON REM 1: addormentamento. La muscolatura si rilassa, la temperatura corporea inizia a calare e l’attività cerebrale rallenta. Si può essere svegliati facilmente. È in questa fase che a qualcuno capita di avvertire quella strana sensazione di cadere nel vuoto e che causa un’improvvisa contrazione muscolare.
  • Fase NON REM 2: fase di sonno leggero. La temperatura continua a scendere, le attività metaboliche rallentano, il cervello continua a lavorare come in fase di veglia (le onde cerebrali prodotte sono infatti molto simili) e i muscoli alternano fasi di tonicità a fasi di rilassamento.
  • Fase NON REM 3 e 4: fase di sonno profondo. Rallenta il battito cardiaco, la temperatura scende ancora, le attività metaboliche sono ridotte al minimo, l’organismo inizia a rigenerarsi.

Fase REM: avviene dopo circa 90 minuti dall’addormentamento. Il sonno si fa più leggero, le attività cerebrali si fanno più intense (talvolta simili a quelle di veglia) ed è caratterizzata da movimenti degli occhi molto rapidi e in diverse direzioni. È in questa fase che sogniamo!

Come evidenziato dall’immagine queste fasi si ripetono ciclicamente nell’arco della notte con questa struttura, anche se tendenzialmente le fasi NREM 3 e 4 si verificano nei primi due cicli, mentre la fase REM diventa più lunga avanzando nel corso del sonno, andando da 10 minuti iniziali fino a raggiungere anche i 90 minuti.

Sonno e emozioni

Negli ultimi anni, la ricerca ha visto un crescente interesse per la relazione bidirezionale tra emozioni e sonno. Mentre il dormire correttamente migliora le funzionalità fisiche e cognitive durante la giornata, la privazione del sonno rende le persone più fragili emotivamente e sensibili a stimoli ed eventi stressanti. Il sonno, quindi, sembra essere essenziale per la nostra capacità di far fronte allo stress emotivo nella vita di tutti i giorni. Tuttavia, quando lo stress quotidiano non è sufficientemente regolato, può causare problemi di salute e disturbi del sonno. Possiamo quindi affermare che non solo le emozioni hanno un impatto sul sonno, ma che il sonno gioca un ruolo chiave nella regolazione delle emozioni. Per concludere, è quindi opportuno garantire al nostro organismo una corretta quantità di riposo notturno, che va dalle 7 alle 9 ore.

Sonno e memoria

Il sonno è un vero e proprio nutrimento per il cervello.

Dormire è uno dei metodi più efficaci per consolidare la memoria, perché ci aiuta ad elaborare tutte le informazioni ricevute nell’arco della giornata e depositate temporaneamente nell’ippocampo in un processo conosciuto come consolidamento.

Proprio per questo motivo, è sconsigliato andare a letto troppo tardi e/o privarsi di ore di sonno durante la notte che precede un esame universitario o un importante evento che necessita di un alto impegno a livello fisico e cognitivo. Numerosi studi hanno indagato la relazione tra sonno e produttività lavorativa ed è emerso che le persone che dormono poco sono più frequentemente assenti dal lavoro, sono meno produttive e sono maggiormente coinvolte in incidenti.

Vien da sé che dormire poco e/o male depotenzia le enormi capacità del nostro cervello e limita la possibilità di apprendere, memorizzare e migliorare in generale come individui, anche da un punto di vista fisico.

Sonno e energia fisica

Secondo il National Sleep Foundation dormire dalle 7 alle 9 ore per notte può rendere un atleta performante per le successive dieci ore di attività.

Il sonno è importantissimo per il successo degli sportivi al pari di quanto lo sono l’alimentazione e l’allenamento, non solo perché quando si dorme il corpo è in grado di rigenerare o di costruire i muscoli, ma anche perché è un momento fondamentale per ottenere più energia e una maggiore capacità mentale di concentrazione.

 

Vari esperimenti sono stati condotti per dimostrare questa tesi, come quello condotto su dei giocatori di basket professionisti. I risultati ottenuti con il monitoraggio degli atleti ha dimostrato come velocità, tempi di reazione e benessere mentali fossero strettamente legati al loro buon riposo notturno piuttosto che ad altri fattori.

 

Ma questo genere di constatazione, ovviamente, non è legato soltanto a chi pratica sport a livelli agonistici, perché facilmente si applica ad ogni tipologia di individuo.

Uno studio condotto su più di 2800 donne di mezza età ha dimostrato come uno scarso quantitativo di sonno fosse correlato ad una minore capacità di camminare, di trasportare oggetti pesanti e di svolgere in maniera autonoma attività cognitive di diversa natura.

Dormire poco e male inibisce la nostra capacità di esprimerci, muoverci e allenarci come vorremmo, lasciandoci soltanto più stanchi e provati e molto spesso producendo anche disastrose conseguenze per la nostra salute mentale.

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